giovedì 17 luglio 2014

Piccolo Dossier Jeanne D'Arc- parte prima


Jeanne D'Arc: una ragazza che voleva pensare con la sua testa...


La primavera di Jeanne D'Arc

                      La primavera di Jeanne D'Arc

foto Eugenio Spagnol, con Caterina Gardone
Re che qui vieni, Re che mi chiedi
Dimmi: Perché la mia vita trattieni
Dentro una mano chiusa e potente?
Tu mi comandi, ma qualcosa in te mente...


L’avete mai sentita la storia di Jeanne D’Arc? Forse sì, forse no, ma di sicuro non avete mai sentito la sua “vera” storia. Già, perché pare che la Pulzella d’Orléans, la guerriera che sentiva le voci, non sia morta tra le fiamme, ma abbia continuato a vivere nascosta alla vista di tutti e con un’altra identità. Proprio così: una Jeanne D’Arc “quotidiana”, fra le mura della sua casa, una donna presa dalle piccole azioni di tutti i giorni.

Lo spettacolo racconta di come Jeanne D’Arc, lontana dai campi di battaglia e dalle parate pubbliche, abbia trascorso la sua vita nell’anonimato, coltivando sogni e desideri che le hanno acceso il cuore, e soprattutto di come sia riuscita a ritrovare il suo spirito perduto per affrontare la sua più grande impresa: ritornare nel mondo varcando una porta a lei proibita e vivere invecchiando “eroicamente”.

La Compagnia GalloSansone, alla sua seconda opera teatrale per l’infanzia dopo Bella e Bestia, presenta uno spettacolo che, attraverso la figura di Jeanne adulta in dialogo con la se stessa ragazzina, affronta i temi della disobbedienza, dell’eroismo quotidiano, del potere, della vocazione.

Ideazione a partire dagli studi storici di Teresa Buongiorno e dal suo romanzo per ragazzi Giovanna D'Arco, la ragazza dal vestito rosso.

drammaturgia   Flavia Gallo
regia   Fiona Sansone
con   Laura Nardi e Giulia Viana

produzione   Compagnia GalloSansone/ Associazione Ersilio M. - Teatro di Roma
in collaborazione con Teatro Moderno di Agliana


http://ersilioemme.blogspot.it/

lunedì 26 maggio 2014

Le magie di Elliott...

Qui di seguito il link di una sensibilissima memoria/racconto scritta da una mamma su Elliott...

Volevo chiamarle Frida


giovedì 21 novembre 2013

Bella e Bestia in tournée!

Il 23 e 24 Novembre 2013 la Compagnia GalloSansone/Associazione Ersilio M. va in tournée con lo spettacolo per bambini e ragazzi BELLA E BESTIA.


Sabato 23 novembre alle 17.00 ci trovate a Montemurlo (PO) - via del Carbonizzo, 9
nello Spazio Culturale La Gualchiera
L'ingresso per i bambini è 5 euro/6 euro per gli adulti
Info e prenotazioni al numero 057468397

Domenica 24 novembre sempre alle 17.00 siamo invece al Cinema Teatro Moderno di Agliana (PT) che sta in piazza Anna Magnani, 1
L'ingresso è di 6 euro
Informazioni info@ilmoderno.it; prenotazioni biglietteria@ilmoderno.it; telefono 0574673887

Vi aspettiamo!

martedì 29 ottobre 2013

Bella e Bestia- Video

8:30

Riprese e montaggio:
Il Moderno

Elliott la MitoVeló





Elliott la MitoVeló
è una bicicletta con rimorchio,
che svela una piccola biblioteca itinerante per bambini e ragazzi.
Elliott la MitoVeló porta in giro storie.
Storie da ascoltare, da leggere, da scambiare.
Elliott la MitoVeló la puoi trovare al mercato sotto casa,
nel cortile della tua scuola,
nel giardino della biblioteca di quartiere,
davanti alla porta del tuo pediatra,
sulla spiaggia, al bordo del lago, e (con un po’ di allenamento) sulla collina dove vai a rimirar le stelle.
Elliott la MitoVeló la incontri quando meno te lo aspetti,
ma puoi anche prenotarla al numero 3492688786.
Elliott la MitoVeló è un’idea di Fiona Sansone,
realizzata dall’Associazione Ersilio M., con l’aiuto di Paola Arena, Alessandra Blanco, Sabina de Tommasi, Fabrizio Di Pardo, Eugenio Spagnol, Roberto Spagnol, Mariella Sto.
Foto Ilenia de Felice, Fabrizio Spano/Fotografia ‘60

Piccoli Indiani_Atto Secondo

Rassegna di teatro ragazzi con spettacoli, incontri, laboratori



29 ottobre 2013, ore 15.30
L'esperienza della poesia nell'infanzia: memoria, contesti, repertorio.
Laboratorio in due incontri per insegnanti e operatori.
I appuntamento
12 novembre 2013, ore 15.30
II appuntamento
17 novembre 2013, ore 11.00
liberamente ispirato al testo di Ghislaine Herbéra, regia Laura Nardi
19 novembre 2013, ore 15.30
Genitori che portano a teatro o regalano libri a un figlio assumono funzione e responsabilità di "mediatori culturali". Che cosa li spinge, quali obiettivi si prefiggono, quali criteri guidano le scelte? Scambio ragionato di esperienze per avviare una ricerca comune.
Laboratorio in due incontri per genitori d'ogni età.
I appuntamento
24 novembre 2013, ore 11.00
Chiara Cavalieri legge le poesie selezionate nell’ambito del laboratorio Primavera vien danzando…
26 novembre 2013, ore 15.30
II appuntamento
1 dicembre 2013, ore 11.00
un’idea di Fiona Sansone, realizzata dall’Associazione Ersilio M.
8 dicembre ore 11.00
Fiabe Pop-Up
un'idea di Fabrizio Pallara e Dario Garofalo
I laboratori, curati da Giorgio Testa/Casa dello Spettatore, si terranno presso il Centro Specializzato Ragazzi/Ufficio Attività Culturali del Sistema Bibliotecario di Roma, in via San Paolo alla Regola, 18
info e prenotazioni casadellospettatore@gmail.com
Gli spettacoli di domenica mattina si terranno invece nella Sala Squarzina del Teatro Argentina
ingresso libero con prenotazione obbligatoria al n. 06.684000346, o via mail piccolindiani@teatrodiroma.net
Piccoli Indiani è un progetto del TEATRO DI ROMA, con Casa dello Spettatore,  Associazione Ersilio M., Centro Specializzato Ragazzi/Ufficio Attività Culturali.

Lezioni di storia del teatro

                                Pietro De Seta- Il teatro greco di Taormina

Cos'è la storia del teatro? Quali elementi coinvolge?

Domande dal sapore antichissimo. Provo a rispondere sinteticamente, guardando dentro alla mia personale esperienza di studiosa e di spettatrice, attendendomi, in realtà, solo la schiusura di nuove domande: è una storia di corpi e di spazi attraversati ed è anche la storia dell'intera comunità chiamata a vedere.

Da Sofocle a Shakespeare, da Pirandello ad Artaud questo racconto, che si dipana a più fila, non è solo la storia di compositori e maestri della parola, ma è storia di luoghi ed edifici architettonici, è storia di idee e concezioni del mondo, è storia di modelli economici e culturali, ed è storia di parole.

In questo particolare racconto, dove il corpo e la compresenza umana sono cifre essenziali, non possiamo tacere che la parte più viva e vera è stata irrimediabilmente persa. Ma cosa ci resta? Restano i teatri, la cui conformazione ci rivela a specchio quali erano le forme della società fuori dalle porte; restano i testi che, privi di voce, arrivano a noi attraverso i segni delle lingue del mondo; restano le immagini e le musiche degli spettacoli, da cui possiamo leggere stili e livelli di immaginazione. Testimonianze materiche, dunque, che ci consentono di toccare il polso di civiltà a noi anteriori ma che come noi, in maniere tecnologicamente differenti, si riunivano in luoghi deputati alla visione e all'ascolto.

Infine, questo mondo, non del tutto perduto, sopravvive soprattutto nelle tecniche del corpo attoriale tramandate per millenni.

La storia del teatro è una vera e propria "Opera Mondo" che a volte coincide con la vita sotterranea degli uomini e delle donne che hanno dedicato la loro vita al farne parte e, altre volte, con splendide parabole istituzionali di un tempo lontano. Ma nell'uno o nell'altro caso, parafrasando le parole di un maestro ancora vivente, possiamo affermare che non importa che il teatro sia l'arcaico relitto di un'altra epoca, importa solo ciò in cui si trasforma...

E saranno proprio "le trasformazioni" a fare da fuoco alle nostre conversazioni durante le quali ricostruiremo insieme, a partire dalle conoscenze pregresse di tutti i partecipanti, questa multiforme vicenda che comincia e finisce laddove comincia e finisce l'umanità.


per  Scuola di Recitazione- Compagnia Teatro Stabile del Molise 

martedì 17 settembre 2013

Quanto poco sia mancato...

Vous vous étonnez comme cette matière, brouillèe pêle- mêle, au gré du hasard, peut avoir constitué un homme, vu qu'il y avait tant de choses nécessaires à la construction de son être, mais vous ne savez pas que cent milions de fois cette matière, s'acheminant au dessein d'un homme, s'est arrêtée à former tantôt une pierre, tantôt du plomb, tantôt du corail, tantôt une fleur, tantôt une comète, pour le trop ou trop peu de certaines figures qu'il fallait ou ne fallait pas à désigner un homme? Si bien que ce n'est pas merveille qu'entre une infinie quantité de matière qui change et se remue incessamment, elle ait rencontré à faire le peu d'animaux, de végétaux, de minéraux que nous voyons; non plus que ce n'est pas merveille qu'en cent coups de dés il arrive une rafle. Aussi bien est-il impossible que de ce remuement il ne se fasse quelque chose, et cette chose sera toujours admirée d'un étourdi qui ne saura pas combien peu s'en est fallu qu'elle n'ait pas été faite.

Voyage dans la Lune- Cyrano de Bergerac 


Vi meravigliate come questa materia mescolata alla rinfusa, in balia del caso, può aver costituito un uomo, visto che c'erano tante cose necessarie alla costruzione del suo essere, ma non sapete che cento milioni di volte questa materia, mentre era sul punto di produrre un uomo, si è fermata a formare ora una pietra, ora del piombo, ora del corallo, ora un fiore, ora una cometa, per le troppe o troppo poche figure che occorrevano o non occorrevano per progettare un uomo. Come non fa meraviglia che tra un'infinita quantità di materia che cambia e si muove incessantemente, sia capitato di fare i pochi animali, vegetali, minerali che vediamo, così come non fa meraviglia che su cento colpi di dadi esca una pariglia. E' pertanto impossibile che da questo lieve movimento non si faccia qualcosa, e questa cosa sarà sempre fonte di stupore per uno sventato che non pensa quanto poco è mancato perché non fosse fatta.

giovedì 23 maggio 2013

SERMONE AI CUCCIOLI DELLA MIA SPECIE di Mariangela Gualtieri



Sermone ai cuccioli della mia specie

Cari cuccioli,
vi ho guardato a lungo.
Ero lì nascosta nel buio
e vi guardavo giocare,
nascosta nel buio come una carogna,
come una spia che studia
il nemico, come un ladro che aspetta
il momento buono,
come un terrorista
che guarda a distanza
e fa i suoi piani d’innesco.
Io vi guardavo ammutolita,
intenerita da voi,
cari cuccioli della mia specie,
e poi anche disgustata da voi
che eravate lì inermi a un palmo dal
mio naso.

Siete indeboliti cuccioli. Siete
Spaventati e soli. Siete avidi. Siete sazi. Siete svuotati.
Sfiniti siete. Siete vinti.

Io vi guardavo da una quasi nausea,
da tutto quel buio: ricordavo
un’antica infelicità d’infanzia, un’antica
paura.
Ricordavo bene quell’essere fra gli
Altri, spersa, sola.
La mia paura me la ricordavo,
guardando la vostra. Ricordavo bene
il mio sguardo, come se lo avessi
sempre visto da fuori:
sbigottito, quasi non ci credevo
d’essere in questo mondo,
non me lo spiegavo, il mondo,
non mi raccapezzavo.
Come precipitata ero,
dalle altezze caduta molto giù,
molto di lato, nel mondo degli uomini
e delle donne. Nel mondo
delle case di mattoni.
Nel mondo dove si lavora e
Si mangia e si dorme e
Si fa la cacca ogni giorno
E ogni giorno si fa la pipì
Tante di quelle volte e si mangia e
Si dorme e ci si lava la faccia.

Da dentro quello sguardo,
chiusa lì dentro
nella mia fortezza
io guardavo il mondo dei grandi e
provavo una grande pietà.
Io li sentivo che piangevano dentro.
Sentivo che non ce la facevano.
Li sentivo gridare dentro. Con muri
dentro, con scarafaggi e muffe,
dentro.
E un giorno,
quando ero molto piccola,
ho fatto giuramento,
un giuramento infante,
senza le parole, ma chiarissimo
e sonante:
io me li prendo tutti nel petto
e li scampo
li porto in salvo.

Ho giurato così,
senza dire neanche una
di queste parole,
ma con tutte queste parole più forti cento volte.
Nel mio letto, vicino al grande
Armadio con lo specchio,
fra le sponde alte di legno,
con la sorella vicina che tossiva,
giuravo forse ogni notte, per quella
tosse, per la faccia stanca
del mio babbo, e per tutte le facce
dei grandi,
coi loro segni come di grande pena.
Una bambina nel suo letto
ha fatto il giuramento,
recitato la formula che salva,
forse ha vinto sulla morte
e sul mondo.

Aspettavo il giorno in cui mi
avrebbero detto il grande segreto.
Sentivo, lo sapevo, che dietro al loro
non dire niente
si nascondeva la grande verità.
Sentivo, lo sapevo, che loro sapevano
tutto quello che io non sapevo.
Sentivo che un giorno me lo
avrebbero detto
e io avrei capito il mondo
e non avrei sofferto come loro,
perché loro stavano già soffrendo
anche per me. Sentivo e aspettavo.

Poi molto piano, molto in ritardo,
molto piano, millimetro dopo
millimetro,
in un lavoro di tic tac e minuti molto
piccoli, piano piano,
sono passata di là,
sono caduta del tutto nel mondo,
appiattita, schiacciata al suolo
in un lento atterraggio.

Adesso, cari cuccioli, io sono grande.
Sono molto grande.
Sono quello che mai e poi mai
avrei voluto essere:
una persona grande.
Adesso io sono dei loro.
Adesso lontanissima sono
dai miei favolosi sette anni,
quando ero un genio buono,
uscito da poco dalla lampada,
e un filosofo ero, ma senza
le parole, un grandioso poeta
analfabeta, un artista senz’arte.

Adesso da qui, da questo esilio duro,
da questo corpo con peso, da questa
mente complicata,
da questa mente ingombrante,
da qui,
da questo buio che è tutto il mio,
da qui vi guardo, adorandovi.
Vi chiedo aiuto.
Una parte di me vi supplica,
vi implora, vi chiede aiuto e aiuto.
Adesso tocca a voi salvarmi, fare
Il giuramento.
Potrete? Ci riuscirete? Mi sentite?
Sentite?

Dicono che siete rotti.
Siete sazi, dicono. Corrotti.
Rovinati siete, come tutto il resto.
Anche voi nella lista lunga delle
Perdite: l’acqua, l’aria, il silenzio,
il pudore… Anche voi.
Stuprati siete, rotti. Vecchissimi e
Troppo stanchi per l’infanzia. Scarichi.
Vuoti.

Allora adesso imparate.
Imparate l’odore dei nemici potenti.
Sbranate, cuccioli, le loro mani piene.
Scassate le loro tane come galere.
Sputate sui loro piatti, incendiate le
Stanze gonfie di giocattoli,
scappate, morsicate, tirate pietre sui
televisori, scalciate, spaccate questo
micidiale nostro sogno, l’inesauribile
bisogno di confort,
fateci a pezzi, scancellate noi, puniteci
per avere fatto di voi
le nostre miniature
per avervi disinnescati, resi innocui,
per non avervi ascoltati, nel vostro
sommo sapere.

Voi che eravate le porte
del regno dei cieli
e chi non passava da voi non passava
voi che eravate purissima gioia
voi che eravate noi bloccati nella
più grande bellezza
voi che somigliavate ai cuccioli
degli altri animali
voi che capivate lo splendore
misterioso degli animali
voi che dormivate un sonno perfetto
e benedetto
voi che vi svegliavate ridendo
voi che facevate balletti strepitosi.
Voi, nostre divinità domestiche.

Nascete ancora, cuccioli. Restate.
Siate. Salvate. Giurate. Siate. Siate.
Siate.




Central/orto Preneste




23.5.13

Central/orto Preneste

Laboratorio di orto-giardino, narrazione e costruzione di storie che ogni bambino potrà veder crescere e curare nel tempo.

a cura di Serena Corrado, Fiona Sansone
realizzazione Centrale Preneste Teatro – Centro Interculturale Eufemia - Centro 6

SABATO 25 MAGGIO 2013, ore 10.00
Centrale Preneste Teatro, via Alberto da Giussano 58, Roma

foto Alessandra Blanco


C’era una volta
un vecchio che aveva piantato un piccolo seme di rapa dicendogli: “Cresci, cresci, piccola rapa, cresci forte e saporita!”…
C'era una volta tanto tempo fa un fiore magico. Ogni sera una donna andava a staccare un petalo per mangiarlo così ringiovaniva. Dopo qualche anno ...
Giacomino sgusciò fuori dal suo nascondiglio, prese tra le mani la meravigliosa gallina, uscì dal castello e si lasciò scivolare giù per l'enorme albero cadendo sano e salvo nel giardino di casa sua…
I tuoi fiori questa notte sono andati al ballo e per questo ora sono così stanchi e sfiniti.
Ma i fiori non sanno ballare! - esclamò la piccola Ida…
E invece si. Quando noi andiamo a letto e ci addormentiamo, i fiori incominciano a far salti e si danno alla pazza gioia…

Per prenotare tel. 06.25393527

Il laboratorio avrà un costo di 2 euro a partecipante

lunedì 6 maggio 2013

Tracce di Calvino

LA CITTA’ DISCONTINUA

“Chiese a Marco Kublai: – Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale futuro ci spingono i venti propizi.
– Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell'approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo d'un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t'ho detto”.

Tratto da Le città invisibili  di Italo Calvino, Einaudi p.169

domenica 21 aprile 2013

PER LA VITA-MORTE-VITA DI MARIA LAI


Giuliana Lai (1921 – 2012) racconta Maria Lai (1919 – 2013 ) DI BRUNO TOGNOLINI 



"Non è vero che donne che fanno forme non fanno figli e donne che fanno figli non fanno forme. Sono cose che dicono i maschi, col loro aratro.
Noi che abbiamo il telaio, che non taglia ma lega, diciamo il contrario: donne sorelle
intrecciano i fili dei destini una con l’altra, si mischiano le vite, in un tappeto solo."
B.T.

Il Re che voleva conoscere

                                                                     Errando- Maria Lai


C’era una volta un giovane Re saggio e curioso che voleva conoscere gli usi e i costumi della sua gente.

Così chiese ai saggi della sua corte di percorrere le sue terre riportandogli un esatto resoconto delle abitudini e delle tradizioni del popolo.

“Andate, osservate e annotate! Nulla dovrà sfuggirvi!”- disse loro. Ed i saggi partirono.

Il Regno era così ampio che i messi tornarono dopo venticinque anni, con cinquemila volumi.

“Ecco Maestà, qui sono racchiuse la storia, la cultura e le tradizioni del Regno!”- disse il più anziano.

Ma il Re, che invecchiava e non ci vedeva più così bene, capì che non avrebbe fatto in tempo nemmeno a sfogliarli tutti. Così ordinò ai saggi:

“Tornate a casa e riducete questa immane opera in qualcosa che io possa sperare di leggere!”

Così, dopo dieci anni, i saggi tornarono con mille volumi. Il Re però aveva oramai sorpassato i settanta anni e sconsolato così li pregò:

“Non portatemeli neppure, miei saggi! Piuttosto riassumeteli in modo che io possa ancora goderne…”

I saggi lavorarono duramente per riassumere ancor di più le tante culture e usanze del loro popolo, e dopo cinque anni si ripresentarono al palazzo con cento volumi. Ma il Re ormai era vecchio e sentiva di non aver più molto da vivere.

“Come potrò mai leggere cento libri in queste condizioni? Vi chiedo un ultimo sforzo per contentare il vostro Re…”

Così curvi e sbilenchi, i saggi tornarono a ridurre ancor di più la loro opera. Ma un giorno  ricevettero un messo:

“Affrettatevi, presto! Il Re è morente!”.

Così i saggi si guardarono tra loro e scelsero, senza esitare, l’unica sintesi possibile.
Il giorno dopo il più giovane di loro corse a palazzo e, giunto dal Re che era in fin di vita, così gli disse:

“Ecco, mio Re, il risultato di tutte le nostre ricerche!”

Il giovane messaggero gli consegnò infine un foglio in cui era scritto:

GLI UOMINI NASCONO, VIVONO E MUOIONO.

“Ah! - esclamò il Re- Volevo ben dire!” e così dicendo morì.

mercoledì 17 aprile 2013

Video/documento con l'artista Maria Lai di Barbara Della Polla e Ennio Guerrato

Sospesa tra cielo e terra

estratto del video/documento con l'artista Maria Lai
di Barbara Della Polla e Ennio Guerrato
prodotto dalla Società Italiana delle Letterate e dalla Cooperativa sociale Cassiopea di Trieste
www.cassiopeateatro.it
www.avlabpro.com
http://cassiopeateatro.blogspot.com

giovedì 11 aprile 2013

L'intervista di Cartastraccia alla GalloSansone!

http://associazionecartastraccia.blogspot.it/2013/04/due-chiacchiere-con-gallosansone.html

domenica 7 aprile 2013

Due chiacchiere con GalloSansone

Oggi, nella nostra rubrica "Due chiacchiere", un nuovo e graditissimo ospite ci racconta qualcosa di sé. Si tratta della Compagnia GalloSansone e, in realtà, le ospiti sono due. 
Dopo esser rimaste a bocca aperta per Bella e Bestia, l'ultimo lavoro teatrale delle due giovani artiste - una produzione Ersilio M di cui avevamo parlato qui -, abbiamo voluto sbirciare dietro le quinte. Rispondono alle nostre domande Flavia Gallo e Fiona Sansone.

Innanzitutto, due parole su chi è  la Compagnia GalloSansone...
La nostra Compagnia è composta dalla regista e drammaturga Flavia Gallo, dalla regista e narratrice Fiona Sansone e dai maestri compositori e polistrumentisti Ivano Guagnelli e Alessio Contorni (Mood). Nasciamo nel 2011 per creare l’ensemble che metterà in scena nel 2012 La Parabola della Croce storta, il nostro lavoro d’esordio prodotto dall’Associazione Ersilio M. la cui direttrice artistica è Sabina de Tommasi. In scena, tra gli altri, c'erano Chiara Lombardo, ora protagonista con Fiona di Bella e Bestia, e Chiara Cavalieri, che presta la sua voce alle "presenze" del castello. La Compagnia porta “responsabilmente” i nostri due cognomi.

È la prima volta che vi misurate con il teatro per bambini? E che cosa vi ha guidato, delle vostre esperienze personali e lavorative, nella realizzazione di questo progetto?
I testi, la didattica e la pedagogia per bambini da sempre fanno parte delle nostre bibliografie d’elezione, ma è la prima volta che ci cimentiamo con una produzione per il Teatro Infanzia. L’esperienza del mondo bambino deriva dal nostro mestiere di insegnanti: entrambe lavoriamo nell’ambito di progetti pedagogici e sociali per centri interculturali, per le biblioteche e le scuole. Attraverso questa paziente opera di educazione e mediazione civica ed interculturale, tessuta con gli strumenti della poesia, pian piano abbiamo visto inverarsi un nostro “fare teatro” per loro e con loro.
Il nostro teatro si basa su una ricerca profonda e mai maliziosa di chi è “bambino”: αιων παις παιζων πεσσευων παιδος η βασιληιη - il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi; il regno di un fanciullo (frammento di Eraclito). Il gioco è simbolo del mondo nel senso che in esso si esprime il modo che l’essere umano ha di intrecciare relazioni. Nel gioco, infatti, anche in quello del fanciullo più solitario, insiste un orizzonte di coinvolgimento degli altri, vi è qualcosa che ha a che fare indissolubilmente con il suo destino. È in questa relazione, tra me e non-me, tra sono e sarò, che vi è la possibilità di un movimento, di una bellezza, lo spunto per accogliere le diversità straniere e ammetterle come emblema di tutto ciò che noi non siamo. Queste cittadinanze possibili vanno offerte ai bambini di oggi che siedono attorno a quel grande braciere d’immagini che è il teatro.

Le fiabe sono un po' il vostro pane quotidiano, ma che cosa si scopre della fiaba quando arriva a teatro? E che cosa si scopre della fiaba riscrivendone una?

Il mondo della fiaba è un contenitore simbolico ed espressivo, potremmo definirlo un luogo di conoscenze infisse sulla tavola del tempo e dell’esperienza umana. A teatro, sia per chi ascolta e vede sia per chi narra ed agisce, la voce e il corpo in movimento sono i territori dove prendono forma quelle funzioni proprie degli schemi narratologici cari a strutturalisti come Propp; la voce ed il corpo in movimento assieme alla luce e alla musica sono gli elementi universali vivi delle vicende fiabesche trasposte sul palcoscenico. 
Chi racconta una fiaba con i mezzi del teatro deve dunque scegliere o espellere dalla visione qualcosa, al fine di scandire le tappe di un viaggio fatto di inizio, sviluppo e fine. Una conclusione “sensata” non può mancare perché ne va del significato di un mondo che è fatto per istruire l’essere umano alla vita. Ma il teatro, a differenza della fiaba scritta, fornisce al bambino un simulacro dinamico, una figura visibile in movimento e compresente, un corpo da “prendere” con gli occhi, un altro da sé a cui affidarsi con lo sguardo, con cui comprendere e di cui compatire le gesta. Vedere, sentire, conoscere, amare: non è solo un contenuto ma è il paradigma del nostro modo di porre la parola e l’azione in scena.

Potete dirci due parole sul progetto all'interno del quale questo spettacolo è nato e in che modo ha influenzato il vostro lavoro far parte di quel contesto?

PORTARE A VEDERE  è un progetto-modello di “promozione/formazione del pubblico” voluto dal Teatro di Roma e pensato da Giorgio Testa e dal gruppo Centro Teatro Educazione, ora Casa dello Spettatore, realizzato nei mesi novembre-dicembre 2012 presso i teatri Quarticciolo, Tor Bella Monaca in collaborazione con Centrale Preneste.
L’idea di base consiste nel condurre passo passo un gruppo di spettatori all’interno della creazione artistica di tre spettacoli per ragazzi legati al tema della fiaba e analizzare con loro alcuni temi precisi. La grande possibilità di questo progetto è l’occasione che soggetti che difficilmente riescono a dialogare si incontrino e ragionino modalità ed effetti rispetto ad un unico obiettivo: la formazione dei bambini.
Incontrare, prima e dopo lo spettacolo, maestre operatori ed educatori, genitori e parenti, ovvero tutti coloro che, a diverso titolo, concorrono all’educazione dei bambini, e soprattutto aver avuto la possibilità di parlare con gli piccoli spettatori, ci ha dato idea di cosa sia l’aspettativa di una narrazione, di cosa sia il pregiudizio su un tema, del modo in cui la pre-conoscenza di una storia agisca sull’ascolto, del modo in cui la cultura delle immagini televisive sia imperante e costituisca una sorta di potenza colonizzatrice dell’immaginario. Abbiamo imparato che con i bambini si può affrontare qualsiasi argomento, a patto che la cura del “come” questo avvenga sia assoluta, tenuta in considerazione come la più alta e degna sfida dell’intelligenza autoriale. Il Teatro Infanzia non è teatro di serie B ma è teatro per eccellenza, perché si rivolge al cittadino che verrà ed ha  come obbiettivo di fondo l’attivazione di un potere che immetta il bambino nella res pubblica e lo renda a tutti gli effetti destinatario privilegiato di comunicazioni pubbliche.

Fiona, la tua scelta attoriale si colloca in bilico tra l'aedo antico, il mimo e la danza: questa contaminazione di linguaggi rende il tuo Amore/Cupido una porta d'accesso speciale al mondo della narrazione. Ci racconti come nasce questo personaggio?

Quando abbiamo iniziato il lavoro di sala c’è stata subito chiara una cosa: un narratore di tutta la vicenda doveva collocarsi nel punto di intersezione tra le diverse scritture della stessa fiaba che si sono avvicendate per secoli. Lavorare su La Bella e la Bestia andava incontro all’esigenza, sentita da tempo dalla nostra Compagnia, di ragionare sull’educazione sentimentale dei bambini e dei ragazzi che quotidianamente incontriamo. Rintracciando la prima “Bestia” dell’Occidente, il dio Amore de Le Metamorfosi di Apuleio, abbiamo pensato di oltrepassare i confini culturali di questa figura: Amore è un dio/dea appartenente a tutto il mondo. Così il nostro Amore ha preso vita nella forma di un piccolo aviatore alato dai mille nomi, un ramingo che abita temporaneamente le fiabe e le narrazioni umane.
Studiando “accademicamente” questo personaggio si scopre che con l’Aedo ha in comune la cecità e la facilità di comunicare con il divino dionisiaco dell’entusiasmo, l’essere “accesi” da cui la scelta di coprire il mio corpo attoriale con un trucco color oro, segno di divinità, del fuoco sacro nei racconti orali e di quella gioia propria dei bambini che scoprono il mondo. Ma il viaggio di un attore è sempre un viaggio personale: per la prima volta mi è stata data la possibilità di mettere a frutto tutto ciò che mi ha formata in questi trentun anni di vita: la danza, il conservatorio, il grandissimo amore per le opere teatrali. E poi i  Greci: questo spettacolo è basato sulla rhesis greca, sul modello recitativo antico per cui l’attore doveva essere colui che aveva una completezza nelle arti. La grande ironia, la strategia di dissimulazione del proprio pensiero che pervade il mio personaggio, credo abbia costituito il punto di incontro tra gli studi classici e la mia biografia. Infine sperimentare, giocare ad essere un dio, mostrare il doppio del genere, essere il messaggero, “l’Angelo” per molti dei bambini che hanno visto lo spettacolo, che porta nella parola le lezioni d’amore e di vita, muovono da un orizzonte pedagogico sempre presente.

Flavia, ci racconti qualcosa sulla scelta della drammaturgia in rima e su come avete lavorato alla scrittura scenica di questo testo che colpisce per la sua alternanza tra poesia e "sdrammatizzazione"?

Ho scelto di scrivere in versi perché credo che la poesia appartenga ai bambini, anche quella che noi giudichiamo essere più ostica. La rima suggerisce l’idea che la lingua sia qualcosa che si trovi molto vicina alla musica di quel che crediamo e che parlare sia qualcosa di molto più simile ad un uso sapiente del corpo: questo è infatti letteralmente impregnato di parola. La scelta di innalzare il registro linguistico ha reso possibile una connessione autentica con il corpo attoriale che deve essere e non dire semplicemente la parola nell’istante del suo pronunciamento. Contrastare la svendita al ribasso della nostra lingua è una sfida civica essenziale: laddove la lingua decade il pensiero precipita. Se un bambino non comprende una parola e ne chiede il significato è una richiesta accolta da noi come una sorta di miracolo, come una reazione al non sapere che noi adulti dovremmo sempre sperare.
La popolazione migrante in Italia ci sta dimostrando come la nostra lingua possa essere rivitalizzata dall’interno per opera dei nuovi parlanti che, abitandola, la riscoprono e la offrono ad un inedito ascolto. Sdoganare i significati più importanti della spettacolo, attraverso un lavoro di raffinamento della lingua, ci ha permesso di incontrare un pubblico di piccoli multietnico e plurilingue. La poesia è la porta originaria della conoscenza, ci fa comprendere per emozioni. E se proprio non si capisce, dice la grande artista Maria Lai, c’è sempre la possibilità di seguire il ritmo.
Un’ultima osservazione sulla risata: sì, Bella e Bestia fa ridere. E questo per via della natura della Bestia stessa che quando non ci terrorizza è buffa, e perché  ridere è insieme potenza distruttrice e costruttrice di cui Amore si serve per attraversare l’intera vicenda senza inciampare sui luoghi comuni dei sentimenti.

In sala, dalla parte del pubblico, si percepiva un'attenzione vigile sia da parte dei bambini che da parte degli adulti presenti: qual è l'ingrediente che rende un testo in grado di comunicare a un gruppo così differenziato (dal punto di vista in primo luogo anagrafico) di spettatori?

Io credo che chi riscrive una storia stipuli un vero patto con chi l’ascolta: questo accordo solenne firmato dall’autore ha come destinatari coloro che si trovano a far parte di quella straordinaria compagine compresente e democratica che prende il nome di “pubblico”. Bella e Bestia rispetta il patto narratologico di fondo: esiste la Bella che vorrebbe amare ed esiste la Bestia deve riuscire a farsi amare, ad ogni costo: ne vale del senso stesso di un mondo fatto per istruire alla vita. Ma, allo stesso tempo, Bella e Bestia viola questo patto a più livelli: la Bella non è la virtuosa piena di grazia e di beltà, ma è una piccola giardiniera che sogna il suo principe come tutte le adolescenti, è una un po’ “strana” che arriva da un altro paese e, per quanto si sforzi, non riesce ad essere proprio lo stereotipo classico del femminile colto ed elegante; la Bestia, d’altra parte, non si vede ma “si sente”, è un simulacro da intercettare, si trova nascosta da qualche parte e, non offerta alla visione, muove ed attrae verso di sé tutta la storia. L’assenza rende desiderabile la sua immagine oscura e per questo multiforme, cangiante, sospesa nella trepidazione. Questo equilibrio tra rispetto della schema narrativo e violazione dello stesso ha rimesso in questione l’intera fabula sottraendole l’ovvietà di molti dei suoi esiti conosciuti in veste disneyana, ed ha messo tutti, grandi e piccoli, ad attendere che qualcosa dall’oscuro arrivasse.

Abbiamo sentito una mamma dire: «mio figlio aspettava con ansia che arrivasse la Bestia, che alla fine non c'era». Chi è la bestia nella vostra lettura di questa fiaba antica?


Alcuni bambini hanno pianto, altri si sono tenuti agganciati alla sedia nell’attesa insopportabile di una figura che non arrivava mai e quindi incontrollabile; altri hanno giurato di averla vista aggirarsi dietro le quinte durante lo spettacolo, molti l’hanno vista dentro allo specchio, alcuni hanno detto: “la Bestia era dentro la Bella!”, altri ancora: “la Bestia eravamo noi bambini”. Per un’autrice questa gamma di risposte è un risultato più che desiderabile.

Dopo il Teatro India, quale futuro per Bella e Bestia?

La nostra Compagnia ha già incontrato migliaia di spettatori con Bella e Bestia. Speriamo di poter dare ancora fiato a questo lavoro, di poterlo vedere sui palcoscenici di altre città, per capire se la nostra Bella di Tor Bella può dimorare in altri luoghi; per capire se la nostra Bestia può nascondersi e velarsi dietro le tende e le vite di altri piccoli del nostro Paese.
In Italia manca un vero apprendistato affettivo, manca un’autentica, adulta, ragionata e aconfessionale educazione sentimentale, trasparente ed immaginifica, che ci insegni a  riconoscere la Bestia e, come direbbe Calvino, a non accettare le sue condizioni dandogli in pasto i nostri figli, a non abitare la solitudine credendoci tranquilli solo perché è resa inoffensiva da una spina nella zampa.
L'eroe della storia, ci ricorda Calvino, “è colui che nella città punta la lancia nella gola del drago, e nella solitudine tiene con sé il leone nel pieno delle sue forze, accettandolo come custode e genio domestico, ma senza nascondersi la sua natura di belva.”

Ringraziamo le nostre ospiti per questa bella chiacchierata augurando loro buon lavoro e, secondo il gergo del mestiere, tanta tanta me..a!

Le foto di scena di Bella e Bestia sono di Fotografia '60 / Ilenia De Felice, Fabrizio Spano 
L'illustrazione della locandina è di Federica de Ruvo 
La scheda tecnica dello spettacolo a questo link: http://ersilioemme.blogspot.it/p/bella-e-bestia.html